Alessandro Corio, Amanda Nadalini, Federica Zullo – Dal silenzio di Venerdì all’arcipelago del Tutto-mondo.

Un laboratorio partecipato a partire dai temi politici, poetici e narrativi della subalternità, della rappresentazione, della comunità e della diaspora nera nelle letterature post-coloniali, muovendoci tra i testi di J. M. Coetzee, A. Césaire, E. Glissant, D. Walcott, E. K. Brathwaite, W. E. B. Du Bois. Condotto da Alessandro Corio, dottore di ricerca in Letterature Francofone presso la facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Bologna; Amanda Nadalini dottore di ricerca in Letterature e Culture dei Paesi di Lingua Inglese presso la facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Bologna; e Federica Zullo, dottore di ricerca in in Letterature e Culture dei Paesi di Lingua Inglese presso la facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Bologna.

1 Commento a “Alessandro Corio, Amanda Nadalini, Federica Zullo – Dal silenzio di Venerdì all’arcipelago del Tutto-mondo.”

  1. alessandro corio scrive:

    tre citazioni che sono già un buon punto di partenza:

    La memoria coloniale conserva ancora la traccia profonda di quelle immagini aberranti di un mondo santificato dall’impronta del piede di Crusoë, dal ginocchio di Colombo. Immagini blasfeme che a poco a poco impallidiscono, perché questi geroglifici del progresso sono innanzitutto comici.

    Derek Walcott, La musa della storia

    Bisogna rinunciare pertanto alla finzione che raggruppa tutti questi rumori sotto il segno di una “Voce”, di una “cultura” propria – o del grande Altro. L’oralità si insinua piuttosto, come uno dei fili di cui è composta, nella rete – interminabile trama – di un’economia scritturale. […] Ancora una volta Robinson chiarisce una situazione: il soggetto della scrittura è il padrone, e l’operaio che maneggia un utensile diverso dal linguaggio sarà Venerdì.

    Michel de Certeau, L’invenzione del quotidiano

    […] la storia di Venerdì […] non è una vera e propria storia bensì un enigma o un buco nella narrazione […]. Il vostro errore più grande sta nel non riuscire a distinguere tra i miei silenzi e i silenzi di un essere come Venerdì. Venerdì non ha facoltà di parola, e quindi non è in grado di difendersi dall’eventualità di essere riplasmato, giorno per giorno, in modo conforme ai desideri altrui. Io dico che è un cannibale ed egli diventa un cannibale; dico che fa il bucato ed egli diventa uno che fa il bucato. Qual è la verità di Venerdì? Voi risponderete: non è un cannibale e non è uno che fa il bucato, questi non sono che nomi, non toccano minimamente la sua essenza, è un corpo dotato di consistenza, è se stesso, Venerdì è Venerdì. Ma non è così. Qualunque cosa sia per se stesso (ma lo è qualcosa per se stesso? Come può dircelo?) per il mondo Venerdì è ciò che io faccio di lui. Quindi il silenzio di Venerdì è un silenzio che lo rende indifeso. E’ figlio del proprio silenzio, un figlio non nato, un figlio in attesa di nascere che nascere non può.

    J.M. Coetzee, Foe

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